BNM - 204 D 16, contropiatto anteriore, parzialmente coperta dal cartellino marciano: Scanzia I. z.

BNM - 38 C 3, sul recto della guarda anteriore: Scanzia II. 16.

BNM - 197 C 207, sul contropiatto anteriore: Scanzia VI. 71.

[Scheda a cura di Alessia Giachery - BNM Dipartimento manoscritti e Rari]

Convento di Santa Maria dei Servi <Venezia>

Voci di rinvio
  • Serviti

Nel 1769 un incendio distrugge la biblioteca del convento di Santa Maria dei Servi di Venezia, ricca raccolta la cui fisionomia era dovuta in gran parte all’opera di due confratelli, i padri Giuseppe Giacinto Maria Bergantini (1691-1774) e Filippo Maria Rossini (m. 1759). Tra le descrizioni della perduta collezione si segnalano: L’Europa letteraria, tomo I, parte I, 1 settembre 1769, In Venezia, nella Stamperia Palese, pp. 95-98; e: Giambattista Chiaramonti, Compendio della vita del p. Giuseppe Giacinto Maria Bergantini servita (in: Nuova raccolta di opuscoli scientifici e filologici, XXVII (1775), Opuscolo IX, pp. 1-25). Nell’incendio migliaia di opuscoli a stampa e molti codici manoscritti, tra cui autografi di Paolo Sarpi e di vari letterati, andarono irrimediabilmente bruciati.Una nuova raccolta libraria vede la luce ad opera dei frati stessi. Non avrà vita lunga, travolta dal nuovo corso politico, storico e amministrativo innescato dalla caduta della Serenissima Repubblica di Venezia (1797): nel 1810, in piena epoca napoleonica, il convento dei Servi rientra nell’affollato novero delle congregazioni religiose soppresse.Alcuni documenti d’archivio costituiscono allo stato attuale la testimonianza più completa, anche se non esaustiva, della composizione di questa seconda collezione.La raccolta dei Servi di Maria viene esaminata nel 1811 per incarico governativo da Jacopo Morelli (1745-1819), bibliotecario a capo della Biblioteca Nazionale Marciana, al fine di individuare quali manoscritti e stampati dovessero essere trasferiti alla Marciana o in altri istituti veneziani, in modo da garantirne la conservazione. Egli redige un elenco preparatorio, in forma di minuta di lavoro, nel quale annota i volumi che ritiene possano essere d’interesse per la Marciana. In esso si reperiscono 71 edizioni, di cui si precisano autore, titolo, luogo e data di stampa, eventuale numero di tomi, formato. Di queste, solo 27 vengono effettivamente trasferite in Marciana [BNM, Archivio Biblioteca, Biblioteche corporazioni religiose soppresse 1789, fascicolo 4 (f). Copia del verbale di consegna, datato 23 novembre 1811, priva dell’elenco preparatorio, anche in Archivio di Stato di Venezia [d’ora in poi: ASVE], Direzione dipartimentale del Demanio e diritti uniti, Atti, b. 378, fascicolo 2/11].Segue circa un anno dopo, nell’ottobre 1812, la definitiva ricognizione effettuata nel convento di S. Maria dei Servi dall’incaricato governativo Fuchs. Il documento, datato 19 ottobre 1812, rende conto di 3428 unità, suddivise, come di consueto, tra pregievoli, mediocri, scarti. Dei soli pregievoli si ha indicazione dei titoli [ASVE, Direzione dipartimentale del Demanio e diritti uniti, Atti, b. 378, fascicolo 2/11].Elemento distintivo e comune dei volumi provenienti dal convento dei Servi di Maria di Venezia è una antica segnatura. Essa si compone di una sequenza nella quale, alla parola «Scanzia» seguono un numero in cifre romane e, a seguire di un punto, un numero in cifre arabe, o in alternativa una o più lettere dell’alfabeto (esempio: «Scanzia III.7.»; «Scanzia IV.uuu»). Le «Scanzie» a oggi individuate arrivano fino al numero 7 romano (VII) e la sequenza di numeri arabi fino a «71», invece la sequenza delle lettere dell’alfabeto fino a «uuu».La segnatura «Scanzia» spesso si trova affiancata a segni di possesso del servita Paolo Celotti, la cui raccolta libraria era anche in parte conservata presso il convento veneziano.

Segni di possesso similari

Stiamo sperimentando una nuova funzione di suggerimento automatico di contenuti similari, usando un sistema di prossimità vettoriale. Lo scopo è fornirti in tempo reale i contenuti più simili a quello che stai consultando.

Autore: OB