LO112 - TER XXXVII.F.1, sul piatto anteriore: stemma (200x177 mm). Motivo a mandorla costituito da tre filetti, due dei quali, esterni, formanti un nastro. Nello spazio mediano, fregi a volute fogliate e stilizzati arcuati, corolle e dischetti. Scudo ancile partito; nel I inquartato arme Pico (Mirandola-Concordia): nel 1° e 4° all'aquila a volo abbassato (da intendersi nera in campo d'oro), nel 2° e 3° leone rampante su campo a fasce (da intendersi rosso su fasciato argento/azzurro); al centro scudetto scaccato (da intendersi argento/azzurro); nel II arme Correggio: da intendersi di rosso alla fascia d'argento mentre il capo da intendersi d'azzurro con due leoni controrampanti d'oro accompagnati in capo da un giglio dello stesso, accostati ad un palo d'oro caricato dell'aquila nera coronata d'oro. Scudo cimato da corona a tredici punte. Circostante iscrizione dorata: FVLV. | CORRIG. | PICA. Legatura eseguita in Veneto tra 1585 e 1590. Cfr.: Federico Macchi, Nota sulle legature eseguite in Italia nei secoli XVI e XVII per i Pico della Mirandola in La Biblioteca dei Pico nel Palazzo Ducale di Mirandola. Il Catalogo del 1723, a cura di G. Montecchi, Gruppo Studi Bassa Modenese, Mirandola, 2006, pp. 110-115, fig. 27; Gian Luca Tusini, Gli stemmi dei libri dei Pico in La Biblioteca dei Pico nel Palazzo Ducale di Mirandola. Il Catalogo del 1723, a cura di G. Montecchi, Gruppo Studi Bassa Modenese, Mirandola, 2006, p. 135-137, fig. 43.
<1543-1590> Figlia di Ippolito e Chiara di Gianfrancesco da Correggio, viene educata dalla nonna paterna Veronica Gambara, poetessa e letterata. Sposa Ludovico II Pico, signore di Mirandola ma con la prematura morte del marito nel 1568 vive una difficile situazione in quanto il testamento del defunto non contiene alcuna disposizione per la designazione della reggenza dello Stato, né per la tutela dei figli, né per l’eredità. La questione è risolta associando alla reggenza, oltre a Fulvia, i cognati Luigi e Ippolito Pico. Quest’ultimo muore nel 1569 e si apre una lotta tra Fulvia e il cognato Luigi che sfocia in aperti contrasti sia per interessi ereditari sia per la preminenza nella reggenza del governo. La disputa si risolve nel 1573 a favore di Fulvia a cui è riconosciuto il diritto di poter governare ed esercitare la tutela dei figli senza il cognato.
La biblioteca della famiglia Pico risulta già costituita agli inizi del Cinquecento durante il principato di Giovan Francesco II Pico; alla metà del Seicento è composta da 435 volumi e dagli inventari del 1708 e del 1714 risulta organizzata rispettivamente in 1277 e in 1429 libri. Le vicissitudini politiche della caduta della casata Pico non hanno mai influito sull’integrità della biblioteca famigliare se non fino al 1716 quando, per ordine del governatore Filippo d’Assia Darmstadt, viene trasferita dal palazzo di Mirandola al Palazzo Ducale di Mantova. Il soprintendente alla Scalcheria Arciducale di Mantova, Carlo Bertazzoni, nell’inventario di presa in carico annota: “Libraria consistente in pezzi di libri di tutte le sorte, grandi e picioli n. 1565”. Nel 1717 Bertazzoni viene incaricato di redigere un inventario dei libri da trasmettere a Vienna e nel 1723 Melchior Ernesto de Risenfeltz dispone che si compili, in due copie, un altro inventario di volumi che comprenda anche il nome degli stampatori. Di queste due copie un esemplare è ora conservato nel fondo manoscritti della Biblioteca Ambrosiana di Milano: “Catalogo dei libri asportati dalla corte ducale della Mirandola nell'arciducale di Mantova dal Sovrintendente generale della Scalcheria arciducale Carlo Bertazzone custode pure della medesima biblioteca, consegnato il consimile all’Illustrissimo Signor Segretario del Governo M.E. de Risenfeldt questo dì 12 agosto 1723 da trasmettere alla Corte di Vienna per ordine di S.M, sempre Augusto e Clementissimo Padrone” (Milano, Biblioteca Ambrosiana, Fondo Trotti, n. 63). https://ambrosiana.comperio.it/opac/detail/view/ambro:catalog:8022
La libreria viene collocata in Palazzo Ducale nella Galleria detta di Passerino da identificare con la Galleria delle Metamorfosi e qui vi rimane fino al 1772 quando dal Ducale viene trasferita all’Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Mantova, per disposizione del Ministro Plenipotenziario del governo austriaco, conte Carlo di Firmian. Durante questo periodo la libreria Pico indicata come Libreria Camerale o Libreria di Corte perde la sua connotazione originale in quanto oggetto di alcune dispersioni del patrimonio. Nel 1778 il Governo austriaco decide di trasferire la libreria mirandoliana, insieme alla libreria accademica con la quale si è ormai aggregata, nei locali della Imperial Regia Biblioteca di Mantova che verrà aperta al pubblico nel 1780. L’analisi dei testi ha potuto evidenziare opere per la devozione e la formazione religiosa, per la conversazione e il vivere civile, opere di filosofia, medicina, matematica, teologia, sacra scrittura, diritto, scienze naturali e arte militare. In Biblioteca Teresiana sono stati individuati otto codici manoscritti databili ai secoli XVI-XVII e alcune edizioni antiche a stampa. Comune denominatore, che riconduce i volumi all’antica libreria Pico, è la legatura alle armi in marocchino rosso. Cfr.: Mauro Calzolari, La Biblioteca dei Pico nel Palazzo Ducale di Mirandola: dalla dispersione al ritrovamento in La Biblioteca dei Pico nel Palazzo Ducale di Mirandola. Il Catalogo del 1723, a cura di G. Montecchi, Gruppo Studi Bassa Modenese, Mirandola, 2006, pp. 17-34; Giorgio Montecchi, I libri dei Pico della Mirandola nel Palazzo Ducale di Mantova (1723) in La Biblioteca dei Pico nel Palazzo Ducale di Mirandola. Il Catalogo del 1723, a cura di G. Montecchi, Gruppo Studi Bassa Modenese, Mirandola, 2006, pp.35-62; Raffaella Perini, I codici della Biblioteca Comunale di Mantova appartenuti ai Pico di Mirandola in La Biblioteca dei Pico nel Palazzo Ducale di Mirandola. Il Catalogo del 1723, a cura di G. Montecchi, Gruppo Studi Bassa Modenese, Mirandola, 2006, pp. 81-84; Simonetta Calzolari, Catalogo dei libri asportati dalla Corte Ducale della Mirandola (1723) in La Biblioteca dei Pico nel Palazzo Ducale di Mirandola. Il Catalogo del 1723, a cura di G. Montecchi, Gruppo Studi Bassa Modenese, Mirandola, 2006, pp. 147-198, figg. 10-13.