RAVCL - F.A. ARM. I 004 B, sul frontespizio nota di possesso manoscritta: Ex libris R.mi olim P. D. Gullielmi | Ferranti Abb[atis] Camald[ulensis] | 1737
<1651 ca. - 1737> Di origini marchigiane, Germano di Francesco Ignazio Ferranti entrò nell’Ordine camaldolese nel gennaio 1671 presso il monastero di Classe, assumendo il nome monastico di Guglielmo. Nel vivace ambiente culturale del monastero si dedicò agli studi umanistici, divenendo letterato e pastore arcade della Colonia dei Camaldolesi con lo pseudonimo di Liranio Meleneo. Nel 1721 fu eletto abate soprannumerario con breve di papa Innocenzo XIII (14 ottobre 1721). Con ogni probabilità ebbe modo di conoscere l’abate Pietro Canneti nell’abbazia di Classe, con il quale intrattenne una fitta corrispondenza dal 1709 al 1730 (22 lettere sono conservate in Biblioteca Classense). Ferranti fece probabilmente parte di quella vasta rete di corrispondenti grazie alla quale Canneti poté realizzare molti degli acquisti che contribuirono alla formazione della maestosa libreria di Classe. Emblematica a questo riguardo è la lettera del giugno 1725: da essa si ricava che Ferranti praticava attivamente l’acquisto e lo scambio di libri e inoltre condivideva con Canneti l’idea di arricchire la libreria di Classe. In essa Ferranti menziona un libro d’ore le cui miniature erano allora ritenute opere di Francesco Raibolini detto Il Francia (l’attuale Ms. 4); ricorda inoltre il Missale monasticum secundum Ordinem Camaldulensem (Venezia, Antonio Zanchi, 1503, F.A. ARM. I 004 B) da lui donato alla Classense; parla di alcuni volumi che desiderava scambiare con il padre bibliotecario Mariangelo Fiacchi e riferisce di avergli inviato una tavola sulle feste mobili di sua invenzione e probabilmente identificabile con il Praxis de Kalendario (Ms. 585) della Classense. Erudito non solo nelle lettere ma anche nelle scienze matematiche e negli studi di storia sacra, lasciò diverse opere manoscritte. La Classense conserva un suo Tractatus geometriae et mensurarum (Mob. 3 5/8 X, n.6). Lo storico e abate Giuseppe Colucci ricorda Ferranti come autore di una raccolta di diplomi pontifici e decreti della sacra congregazione dei riti camaldolesi, datati dal 1582 al 1730. Morì nelle Marche all’età di 86 anni.
Cfr. I libri del silenzio: scrittura e spiritualità sulle tracce della storia dell'Ordine camaldolese a Ravenna dalle origini al 16. secolo, a cura di C. Giuliani, 2013, p.125 n.33; G. Colucci, Delle antichità picene, 9, Fermo 1790, pp.136-137; G.M Crescimbeni, L'istoria della volgar poesia, 6, Venezia,1730, p.397; RAVCL - Mobile 3, Mob. 3 5 I², n.15, lettera di Guglielmo Ferranti a Pietro Canneti, Mesi 31 giugno 1725.