<1799-1872> Nato e deceduto a Mantova. Nel 1816 il padre Francesco venne eletto deputato della Provincia presso la Congregazione Centrale per la Lombardia e la famiglia si traferì a Milano. Qui il conte Carlo, dopo la breve frequenza di un corso di studi filosofici, si iscrisse alla scuola d’arte figurativa dell’Accademia di Belle Arti ed entrò in contatto con l’ambiente artistico milanese: strinse rapporti d’amicizia e professionali con i pittori Luigi Sabatelli (1772-1850), Agostino Comerio (1784-1829), Carlo Arienti (1801-1873), con l’artista di origini mantovane Giovanni Sanguinetti (1789-1867). Compiuti gli studi milanesi intraprese dal 1820 alcuni viaggi nel nord Italia per completare la sua formazione artistica. Dal 1824 al 1826 soggiornò a Roma dove frequentò l’Accademia di San Luca sotto la guida del disegnatore Tommaso Minardi (1787-1871) e poi ritornò definitivamente a Mantova dove la famiglia nel frattempo si era nuovamente trasferita dopo la rinuncia del padre alla sua carica provinciale. Si dedicò ad opere di illustrazione e disegno: sono del periodo mantovano i "Monumenti di pittura e scultura trascelti in Mantova e nel territorio mantovano" (opera edita nel 1827 dalla Tipografia Virgiliana Caranenti), i tre volumi del "Museo Della R. Accademia di Mantova" (1829-1837, edizione D’Arco-Negretti). Il soggiorno romano, dove poté studiare le opere giovanili del pittore Giulio Pippi, portò all’edizione Negretti del 1838 della monografia "Istoria della vita e delle opere di Giulio Pippi Romano". Seguono una storia dell’incisione mantovana edita nel 1840 da Elmucci, "Di cinque valenti incisori mantovani del secolo XVI e delle stampe da loro operate" e i due volumi "Delle arti e degli artefici di Mantova. Notizie raccolte e illustrate con disegni e con monumenti" (editi nel 1857-1859, tipografia Agazzi). Il vivo interesse per la realtà locale lo indusse ad occuparsi anche della storia civile ed economica di Mantova, si ricordano le opere: "Studi statistici sulla popolazione di Mantova", del 1839; "Dell’economia politica del municipio di Mantova ai tempi in cui si reggeva a Repubblica", edito nel 1842, a cui seguì nel 1847 l’aggiornamento, "Nuovi studi intorno all’economia politica del municipio di Mantova ai tempi del Medioevo d’Italia" e l’opera in sette volumi che narra l’intera storia di Mantova dalle origini all’età moderna, "Studi intorno al Municipio di Mantova" (1871-1872, pubblicato in parte postumo). Le volontà testamentarie di Carlo Arco, da lui sottoscritte il 12 maggio 1869 davanti al notaio Cesare Bertolini, così disposero del patrimonio culturale dello storico: "Lascio al Comune di Mantova la libreria di mia proprietà e tutti i documenti patrii stampati o manoscritti…I libri, i documenti ed i manoscritti ora accennati si troveranno raccolti nelle stanze da me abitate, ove si troveranno pure i registi dei medesimi, fatti in gran parte per indici o per ischede… Intendo che i documenti, i manoscritti, i libri debbano servire ad utile degli studiosi ed in modo particolare ai miei concittadini…Spero che la Rappresentanza Comunale troverà onesto e giusto tale mio desiderio, e che perciò non permetterà mai che i documenti, i manoscritti, ed i libri siano venduti, né sottratti, né che in alcun modo vadano perduti…Fra i libri si troveranno diverse copie di alcune opere state da me pubblicate. Queste copie potranno essere dal Comune di Mantova cambiate con libri alla portata del popolo, e così colla lettura dei medesimi, procurargli vantaggio sia dal lato morale che educativo ed istruttivo. Ottenuti per tale cambio libri adattati agli artigiani, agli operai, ecc., potrebbero mettersi questi a disposizione della Biblioteca popolare circolante, che molto saviamente pensò il Consiglio Comunale instituire sino dall’anno passato…". Con delibera consigliare datata 22 marzo 1872 il Comune di Mantova accettò il lascito Arco: il trasferimento della biblioteca dalla sede originaria di Palazzo Arco ai locali del Palazzo dell’Accademia iniziò nell’aprile del 1873: il custode Lorenzo Lorenzi ricevette l’incarico di redigere un catalogo delle opere pervenute da confrontare con l’originale inventario a schede del testatore (lavoro che si concluse agli inizi del 1874). Il fondo Arco si conservò presso il Palazzo dell’Accademia fino al 1886 quando venne definitivamente trasferito presso l’attuale Biblioteca Comunale. Risale a questo periodo di permanenza presso l’Accademia il timbro ad inchiostro “Carlo D’Arco”, utilizzato per contrassegnare molti dei volumi appartenenti alla racconta del conte, che spesso si vede affiancato all’ex libris. Il lascito è costituito da 5.236 opere a stampa in 7.106 volumi, compresi 823 opuscoli: include edizioni dal XV al XIX secolo tra cui 45 incunaboli e circa 879 edizioni del XVI secolo di cui 35 edizioni mantovane in lingua latina, italiana e francese. La ricca biblioteca del conte Arco rispecchia gli interessi per la storia dell’arte e la storia mantovana, l’archeologia, l’architettura, matematica e idraulica, letteratura, geografia e filosofia. (Cfr.: Botti, Lavinia. Carlo D’Arco e l’arte a Mantova, Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Lettere Moderne, relatore Renato Roli, a. a. 1972-1973, pp. 1-22; Braghirolli, Willelmo. Memoria biografica del conte Carlo D’Arco di Mantova, letta all’Accademia Virgiliana nell’adunanza del 5 gennaio 1873 in Atti e memorie della R. Accademia Virgiliana di Mantova, biennio 1871-1872, Mantova, 1874, pp. 182-219; Di Viesti, Pasquale. Incunaboli e Cinquecentine mantovane provenienti dal Fondo Carlo D’Arco, in Giornata di studio in onore di Carlo D’Arco nel secondo centenario della nascita (1799-1999), a cura di Rodolfo Signorini, Mantova, Sometti, 2001, pp. 66-81; DBI, 1961, pp. 787-788;Dizionario Onomastico Mantovano (DOM), a cura di Chiara Baroni, Rivarolo Mantovano (MN), Grafiche Previdi, 2002, p. 32; I fondi speciali delle biblioteche lombarde, volume secondo: province di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Pavia, Sondrio, Varese. Censimento descrittivo, a cura dell’Istituto lombardo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, Milano, Editrice Bibliografica, 1998, p. 561; Pagliari, Irma. Senso civico di Carlo D’Arco: la sua eredità libraria alla Biblioteca Comunale di Mantova, in Giornata di studio in onore di Carlo D’Arco nel secondo centenario della nascita (1799-1999), a cura di Rodolfo Signorini, Mantova, Sometti, 2001, pp. 43-66; Mantova, Archivio Storico Comunale, Donazione Carlo D’Arco. Estratto del testamento di Carlo D’Arco, rilasciato dal notaio Cesare Bertolini al Municipio di Mantova il 3 febbraio 1872, Atti di Cauta Custodia, b. 22, fasc. 06; Mantova, Archivio Storico Comunale, Accettazione lascito D’Arco, Delibera del Consiglio Comunale n. 3 del 22 marzo 1872; Mantova, Biblioteca Comunale Teresiana, Archivio Storico, Nota del bibliotecario Mortara sul trasferimento dal Palazzo Accademico alla Biblioteca dei lasciti di benemeriti, con particolare riferimento alla trattamento dei duplicati, Atti 1885, b. 36, fasc, 1, prot. n. 267).

Data di nascita
1799
Data di morte
1872
Voci di rinvio
D'Arco Carlo
D' Arco Carlo Conte
Segno di possesso: Ex libris

LO112 - 174.F.36, sul contropiatto anteriore ex libris (15x50 mm): entro una cornice a volute: Carlo d'Arco. Utilizzato supporto in carta bianca e colorata in rosa, azzurro e giallo.

Sul frontespizio timbro ovale ad inchiostro blu (diamentro 26x10 mm): CARLO D'ARCO.

Biblioteca di appartenenza

LO112 - Biblioteca Teresiana di Mantova

Numero seriale: 3305 Autore: FEBI