Note di possesso: Valgimigli, Manara
RAVCL-F.A. 024 003 A5, Sulla carta di guardia anteriore nota di possesso di Manara Valgimigli con dedica autografa alla Biblioteca Classense: Alla Classense | M. Valgimigli | Rav. 3 nov. 1952.
Valgimigli, Manara
<1876-1965> Nacque a San Piero in Bagno il 9 luglio 1876. Filologo, docente, traduttore e italianista iniziò la sua formazione a Bologna sotto l’insegnamento di Giosuè Carducci. I primi scritti di Valgimigli furono nel campo della critica letteraria, nella pubblicistica politica, nella narrativa. Dopo la laurea ebbe inizio la sua lunga carriera d’insegnante: chiamato da Pascoli a Messina ottenne la cattedra in latino e greco al Liceo classico (1898-1903). In seguito insegnò nei licei classici di La Spezia (1903-1908), Lucera (1908-1909), ancora Messina (1909-1914), Massa (1914-16), di nuovo La Spezia (1916-1920) e infine Pisa (1920-22). Nel 1922 vinse un concorso per una cattedra di letteratura greca all’Università di Messina, dove rimase solo un biennio per poi trasferirsi all’università di Pisa (1924-1926) e infine a Padova (1924) ove tenne la cattedra di letteratura greca fino al 1948, anno del suo collocamento a riposo. Conclusa la carriera universitaria, si trasferì a Ravenna assumendo l’incarico di direttore della Biblioteca Classense per sette anni (1948-55). Fu lui a far ripartire le Lecturae Dantis, interrotte a causa della guerra, letture a cui diede una nuova configurazione: non solo interpretazione della Commedia ma anche lettura critica dell’intera opera di Dante. Fu grazie al prestigio e alla notorietà del grecista che il Conte Carlo Gamba decise di donare le carte di George Byron alla Classense nel 1950. Valgimigli si occupò del primo ordinamento della biblioteca del senatore Luigi Rava, donata dagli eredi nel 1939. Dopo la direzione classense tornò a Padova dedicando gli ultimi anni della sua vita alla sistemazione e all’aggiornamento dei suoi lavori.
Al principale ruolo di docente affiancò per l’intera vita le attività di traduttore, filologo, italianista e saggista. Agli anni bolognesi e al ruolo rivestito da Carducci nella sua formazione Valgimigli dedicò, oltre alla cura dell’edizione nazionale dell’epistolario, Il Nostro Carducci. Maestri e scolari della scuola bolognese (1932) e Carducci allegro. Tra le sue opere più note, la raccolta di articoli Il mantello di Cebète(1947) e la raccolta di saggi letterari Uomini e scrittori del mio tempo (1943,1965). La sua attività di traduttore e studioso della letteratura greca classica sfociò in traduzioni celeberrime di, tra gli altri,Platone, Eschilo, Sofocle e nell’ opera Poeti e filosofi di Grecia gli valse nel 1964 il Premio Viareggio per la saggistica.
La biblioteca personale e di lavoro di Manara Valgimigli è conservata in Classense, donata dal figlio Giorgio nel 1966 per volere del padre: ricostituita e ordinata come era nel suo studio, comprende edizioni critiche, spesso arricchite da postille, annotazioni, chiose, commenti e traduzioni manoscritte, in prevalenza di autori greci. Oltre alla biblioteca il lascito comprende l’epistolario (circa 6000 lettere), prezioso per la presenza di carteggi con personaggi di spicco della cultura italiana del Novecento, 48 faldoni di carte di lavoro fra cui testi manoscritti editi e inediti, appunti di lezioni, riviste e quaderni di scuola e un fondo fotografico.
Cfr: C. Giuliani, Manara Valgimigli a Ravenna: la rinascita delle letture dantesche nel secondo dopoguerra, in Annali di Romagna ed Emilia, Ravenna, a.2022, p.187-193; R. Greggi, DBI vol. 98 (2020); A. Turchini, Il professor Manara Valgimigli alla biblioteca Classense di Ravenna (1948-1955), in Università e formazione dei ceti dirigenti, Bologna, 2015, pp.643-656; Le opere e i giorni di Manara Valgimigli: classicità e umanesimo nella cultura italiana del Novecento, a cura di A.Catania, R.Greggi, Ravenna, 1993.
RAVCL - Biblioteca Classense
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